Tavolara e Molara: l’arcipelago che quasi nessuno naviga

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Chi atterra a Olbia la vede prima ancora di toccare terra: un blocco di roccia bianca che si alza di colpo dal mare, con le pareti verticali e la cima piatta, completamente fuori scala rispetto a tutto ciò che ha intorno. È Tavolara, e la prima impressione — che non c’entri niente con il resto della costa — è geologicamente corretta.

Attorno a lei si estende una delle aree marine protette più regolamentate d’Italia, dove si può navigare pochissimo e vedere moltissimo. Vale la pena capire come funziona prima di puntarci la prua.

Un calcare in mezzo al granito

Tutta la Gallura è granito. Le isole dell’arcipelago della Maddalena sono granito. Molara e Molarotto, a due passi, sono granito. Tavolara no: è un massiccio calcareo-dolomitico di origine mesozoica, un blocco sedimentario appoggiato sopra un basamento granitico che sul versante occidentale affiora e sostiene lo strato calcareo con un’inclinazione di circa quarantacinque gradi.

È questa anomalia a darle la forma che si vede da lontano: pareti che salgono quasi verticali fino ai 565 metri di Punta Cannone, su un’isola lunga sei chilometri e larga in media cinquecento metri. Alle due estremità, due penisole basse e sabbiose che sembrano appartenere a un altro paesaggio: Spalmatore di Terra a ovest e Spalmatore di Fuori a est.

La parte orientale, verso Punta Timone, ospita dagli anni Sessanta una base di telecomunicazioni NATO, con antenne che superano i duecento metri e una strada militare in parte in galleria. È zona interdetta. La conseguenza pratica per il visitatore è semplice: di Tavolara si visita soltanto Spalmatore di Terra, la penisola occidentale, dove ci sono la spiaggia, l’approdo, due ristoranti e le case dell’unica famiglia dell’isola.

Il regno, la leggenda e ciò che risulta davvero

Tavolara viene raccontata ovunque come “il regno più piccolo del mondo”, con una dinastia di re pastori riconosciuta dai Savoia e fotografata a Buckingham Palace. È una bella storia. Conviene però distinguere ciò che è documentato da ciò che non lo è, perché la differenza è netta.

Documentato. Giuseppe Bertoleoni, nato a La Maddalena nel 1778, si stabilisce sull’isola nei primi anni dell’Ottocento con attività di pastorizia caprina, e vi costruisce la prima casa in muratura. La sua discendenza si succede sull’isola per generazioni — Paolo, Carlo, e avanti fino a oggi — ed è tuttora presente con alcune case e i due ristoranti. Le date di nascita e morte risultano dagli archivi parrocchiali.

Non documentato. La visita di Carlo Alberto di Savoia nel 1836 e la concessione del titolo regio: non esiste alcun atto conservato. La presunta pergamena di investitura sarebbe pervenuta alla prefettura di Sassari e poi andata perduta. Non risultano da fonti primarie né la fotografia dei “sovrani di Tavolara” a Buckingham Palace, né la visita di emissari della regina Vittoria. E la casata Bertoleoni non figura in alcun elenco nobiliare italiano: Tavolara è territorio italiano, comune di Olbia, senza ambiguità giuridiche di sorta.

Anche l’aneddoto più citato — le capre dai denti d’oro, che avrebbero assunto quel colore brucando minerali — resta un racconto popolare non confermato.

Niente di tutto questo toglie fascino alla storia. Una famiglia che vive da due secoli su uno scoglio calcareo di sei chilometri è di per sé straordinaria. Ma la formula corretta, quando si racconta, è «vuole la tradizione familiare», non «come è noto».

A Spalmatore di Terra c’è un piccolo cimitero di famiglia, quello che le guide chiamano il cimitero dei re: poche tombe dietro un recinto, dove riposano i Bertoleoni e anche uno storico sardo che volle esservi sepolto. Non è un monumento, ed è più commovente proprio per questo.

Molara e Molarotto: la parte che non si tocca

Le due isole minori dell’arcipelago hanno statuti opposti a quello di Tavolara, e in entrambi i casi il messaggio è: si guarda, non si sbarca.

Molara è granitica, disabitata e di proprietà privata. Non è accessibile liberamente: le visite avvengono solo attraverso un’associazione culturale, in periodi limitati fra tarda primavera e inizio autunno. Chi vi arriva trova i resti di una chiesa romanica medievale a nord-ovest, con tracce di un abitato, e sul rilievo a sud-est i resti di una fortificazione di età giudicale che il racconto turistico attribuisce a una “Regina Bianca” — attribuzione, anche questa, non confermata storicamente.

La fauna dell’isola è la sua vera ragione di tutela: falco pellegrino, gabbiano corso, marangone dal ciuffo e centinaia di coppie di berta minore, la cui riproduzione è però gravemente compromessa da una popolazione di ratti. Vi vive anche bestiame inselvatichito, capre e bovini. La presenza di mufloni, che si legge spesso, non risulta confermata da fonti scientifiche.

Ciò che quasi tutti chiamano semplicemente “le Piscine di Molara” è il tratto di mare bassissimo e trasparente fra l’isola e la costa, ed è l’ancoraggio più frequentato dell’intera area protetta — regolamentato con punti georeferenziati e limiti di lunghezza per le unità.

Molarotto, l’isolotto di granito rosa poco più a est, ricade invece in zona A, la massima protezione: navigazione vietata, sbarco vietato. Ospita colonie di uccelli marini così numerose da cambiare colore alla roccia, dominate dal marangone dal ciuffo, e una lucertola endemica che non esiste da nessun’altra parte.

Come funziona l’area protetta

L’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo è stata istituita alla fine degli anni Novanta e si estende per oltre quindicimila ettari di mare, da Capo Ceraso fino a Punta Isuledda, sul territorio di tre comuni: Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro.

Alcuni divieti valgono ovunque, in ogni zona, e sono quelli da sapere a memoria:

  • Moto d’acqua e sport trainati sono vietati in tutta l’area, senza eccezioni.
  • L’ancoraggio su posidonia, altre fanerogame e coralligeno è vietato ovunque. Si getta l’ancora solo su fondale sabbioso o ciottoloso.
  • La pesca subacquea è vietata in ogni forma, sportiva o professionale.
  • Vietati gli scarichi non depurati e la raccolta di conchiglie, sabbia e rocce. Vietato l’accesso alle dune di alta spiaggia.

Poi c’è la zonazione. Nelle zone A — la punta sud di Cala di Levante a Tavolara, Punta del Papa, Punta del Passo Malo e l’area attorno a Molarotto — non si naviga, non si ancora, non ci si bagna e non ci si immerge: è riserva integrale.

Nelle zone B e C si naviga con limiti di velocità molto stretti: cinque nodi entro trecento metri dalla costa, dieci nodi fra i trecento e i seicento, sempre in assetto dislocante. La balneazione è libera. L’ancoraggio è consentito solo su fondali inerti, con limiti di lunghezza dello scafo che cambiano fra zona B e zona C; le unità più grandi hanno aree circolari dedicate e georeferenziate.

Le navi da diporto oltre i ventiquattro metri devono chiedere autorizzazione all’ente gestore anche solo per transitare verso un ancoraggio, e possono farlo unicamente con rotta perpendicolare alla costa.

Le immersioni meritano una nota: in autonomia, senza guida, sono consentite solo previa autorizzazione, in siti nominativamente indicati, entro una fascia oraria pomeridiana, con brevetto almeno di secondo livello e gruppi di massimo sei subacquei. Le visite guidate sono riservate ai diving autorizzati, sui gavitelli predisposti, con un tetto di subacquei contemporanei per sito.

Cosa serve, in pratica, per andarci in barca

Per un diportista con un natante o un’imbarcazione entro i ventiquattro metri, la sola navigazione in zona B o C non richiede autorizzazione: bastano il rispetto dei limiti di velocità e dei divieti.

Serve invece l’autorizzazione dell’ente gestore per ormeggiare ai campi boe e ai pontili, con un corrispettivo che varia secondo la lunghezza dell’unità e la durata della sosta. Sono previste tariffe agevolate per i residenti dei tre comuni e per le unità con motori a basse emissioni o dotate di casse di raccolta dei reflui — un incentivo che vale la pena chiedere.

Le strutture di ormeggio esistono a Tavolara, a Cala d’Ambra, a Porto Istana, a Salina Bamba, con alcuni gavitelli a Porto San Paolo e a Spalmatore. Sono poche decine di posti in tutto: in agosto vanno prenotate con largo anticipo.

Chi noleggia con equipaggio si affida a operatori autorizzati, riconoscibili dal contrassegno obbligatorio sullo scafo con nome e numero di autorizzazione. Vale la pena verificarlo: le attività di noleggio e trasporto passeggeri sono contingentate e assegnate per bando, e l’area impone anche un tetto complessivo giornaliero di passeggeri imbarcabili.

Un’avvertenza che vale più di ogni altra: tariffe, elenchi dei siti d’immersione, numero di boe e disposizioni di dettaglio sono contenuti in un disciplinare che ha validità annuale, aggiornato ogni stagione con criterio dichiaratamente adattativo. Qualsiasi cifra letta l’anno scorso è probabilmente superata. Si verifica prima di partire, ogni volta.

Come ci si arriva, e cosa si fa una volta a terra

Chi non ha una barca raggiunge Tavolara con i collegamenti stagionali che partono da Porto San Paolo, nel comune di Loiri Porto San Paolo: una traversata breve, che sbarca a Spalmatore di Terra. È il modo più semplice, e in alta stagione anche il più affollato.

A terra la giornata è essenziale, e questo fa parte del suo fascino. C’è la spiaggia di Spalmatore, protetta e con acqua bassissima. Ci sono due ristoranti, gestiti dalla famiglia dell’isola, che d’estate lavorano su prenotazione. C’è il piccolo cimitero, che si visita in cinque minuti e si ricorda a lungo. E c’è la parete: quella che si alza sopra le teste, verticale, che si guarda dal basso.

Sulle escursioni verso l’alto va detta una cosa chiara. Nel 2025 il Comune di Olbia ha emesso un’ordinanza che ha vietato le attività di arrampicata sull’isola, dopo un incidente sul percorso attrezzato, con eccezione per le guide alpine abilitate a fini didattico-scientifici. Il provvedimento ha generato una forte reazione delle guide ambientali locali. Lo stato attuale di quel divieto va verificato prima di programmare qualsiasi salita: è esattamente il genere di disposizione che cambia da una stagione all’altra, e nessun articolo può sostituire una telefonata al Comune o a una guida autorizzata.

Per chi arriva in barca propria, la nota pratica più utile è sull’ombra: Spalmatore di Terra è una lingua sabbiosa esposta, e nelle ore centrali di luglio e agosto non c’è riparo. La sosta ideale è la prima mattina o il tardo pomeriggio, quando peraltro la parete calcarea cambia colore.

Perché la giornata va programmata al contrario

C’è una logica che vale per tutta l’area protetta e che vale la pena adottare: si parte dalle regole, non dai luoghi.

Prima si verifica cosa è consentito nella stagione in corso — perché il disciplinare è annuale. Poi si guarda il vento, che qui decide se il lato esposto dell’isola è praticabile o no. Solo alla fine si sceglie dove andare. Chi fa il percorso inverso, decidendo prima la meta, finisce regolarmente per scoprire che quell’ancoraggio richiede un’autorizzazione che non ha, o che l’unità è troppo lunga per la zona in cui voleva fermarsi.

Il secondo accorgimento riguarda gli orari. Le imbarcazioni turistiche si muovono in blocco a metà mattina e restano nelle aree principali fino al pomeriggio inoltrato. Le Piscine di Molara alle nove del mattino e alle due del pomeriggio sono due posti diversi.

Il terzo è più banale ma decisivo: qui non ci sono servizi. Nessun chiosco sulle isole minori, nessun rifornimento, nessuna ombra garantita. Acqua, protezione solare e un piano per il pranzo vanno decisi a terra.

Cosa si vede sott’acqua

Il motivo di tutte queste regole si vede appena si mette la testa sott’acqua. Le praterie di posidonia qui sono estese e in buono stato, e sono il motore di tutto il resto. Le cernie sono presenti e protette: nell’unica zona dove la pesca sportiva è ammessa, il prelievo di tutte le specie di cernia, della corvina e della cheppia è comunque vietato.

Qui vive anche la patella ferruginea, l’invertebrato marino più minacciato del Mediterraneo. Da esemplari di quest’area sono state ottenute in laboratorio le prime larve mai prodotte della specie, nell’ambito di un progetto europeo di ripopolamento: un dettaglio che dice meglio di qualsiasi brochure che cosa sia esattamente un’area marina protetta.

In superficie si segnalano tursiopi, grampi e — più raramente — balenottere comuni. L’osservazione dei cetacei è regolamentata con precisione: distanze minime, tempo massimo di stazionamento, una sola unità per fascia di avvicinamento, velocità ridotta. Anche l’entusiasmo, qui, ha un protocollo.

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